Il ciclo di opere sacre di Pietra Barrasso rappresenta un nucleo centrale della sua poetica, in cui arte e spiritualità si fondono in un dialogo visivo e contemplativo. In queste tele, la dimensione del sacro emerge non attraverso la rappresentazione didascalica, ma mediante la luce, il colore e il gesto pittorico, che diventano strumenti di rivelazione e meditazione.
La luce, spesso declinata in fasci e irradiazioni, diventa simbolo di trascendenza e presenza divina. Come nel ciclo dei Fasci di luce, anche qui i raggi luminosi attraversano la materia pittorica, ma assumono un significato profondamente sacro: essi segnano la connessione tra cielo e terra, tra dimensione umana e divina, invitando lo spettatore a un’esperienza di introspezione e elevazione spirituale.
Il linguaggio cromatico è intensamente simbolico: le tonalità scure e profonde accolgono aperture luminose, evocando il contrasto tra peccato e redenzione, ombra e grazia, dolore e speranza. La stratificazione dei pigmenti e la dinamica della pennellata conferiscono alle opere un senso di movimento interiore, come se la luce divina penetrasse continuamente nella realtà materiale, trasformandola.
La scelta iconografica di Barrasso, pur radicata nella tradizione dell’arte sacra, non si limita a rappresentazioni canoniche. Essa si apre a una dimensione contemporanea, in cui il simbolo sacro è percepito più che riconosciuto, invitando l’osservatore a un dialogo personale con il divino. La pittura diventa così esperienza partecipativa: non si tratta solo di guardare, ma di lasciarsi attraversare dal senso di mistero, dalla contemplazione e dalla speranza.
In sintesi, il ciclo di opere sacre di Pietra Barrasso offre una visione in cui la pittura si fa meditazione, la luce diventa rivelazione e lo spazio dell’opera un luogo di incontro tra umano e divino, tra visibile e invisibile.
