Pietra Barrasso
Artista contemporanea, Personalità europea per Arte.

Dreams
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Tempesta nel mediterraneo
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Luce
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Trasperenze
Trasperenze
Infinity
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Riflessi indefiniti
Riflessi indefiniti
1967
1967
Vortice di luce
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Cromie di luce
Cromie di luce
Vibrazioni
Vibrazioni
CASA dei CARRARESI, TREVISO
dall’5 al 19 luglio 2018

IL METAFORMISMO©
ideato e teorizzato da GIULIA SILLATO

storico dell’arte di scuola longhiana

CASA dei CARRARESI, TREVISO dall’5 al 19 luglio 2018

 

TRACCE PER UNA LETTURA INTELLIGENTE DELL’EVENTO
Fondazione Giulia Sillato Verona

Ancora una volta, a distanza di otto anni dalla sua apparizione sulla scena storica, mi trovo a dover spiegare cos’è il MetaFormismo©, nato appunto nel 2010, ma soprattutto qual è il nesso tra l’evento, il catalogo e questo nuovo conio assoluto. Tutto parte da un ciclo itinerante di mostre, L’Arte Contemporanea nelle antiche dimore©, di grande fortuna mediale, conservato ancora oggi come sottotitolo e qui alla sua 33 Edizione, avviato dalla scrivente nel 1997.

Amante da sempre dei linguaggi non figurativi, mi divertivo a contestualizzare in ambienti di antica bellezza i lavori artistici dei nostri contemporanei. E quale stupore nel riscontrare che in forza di questo confronto spazio-temporale emergevano come d’incanto sinergie cromatiche e formali tra gli uni e gli altri, destinate, diversamente, a restare occulte!

In tutti questi anni ho avuto modo di confermare a me stessa quanto avevo intuito nei lunghi anni della mia docenza di storia dell’arte a proposito dei manifesti di rottura con il classico, propugnati dalle avanguardie del Novecento e in particolare da Umberto Boccioni, il grande futurista. Alla sua voce, come è noto, si univa quella di Filippo Tommaso Marinetti.

Insieme auspicavano una rivoluzione totale nel modo di pensare e fare arte, inneggiando all’abbattimento di accademie e musei, anche se nella celebre scultura Forme uniche della continuità nello spazio del 1913 è l’impostazione accademica a guidare e a gestire il rapporto fra le parti, come anche nei vari ritratti pittorici della madre. I futuristi tuttavia, nonostante le intenzioni programmatiche, furono quelli che si sganciarono più lentamente di tutti dal concetto di classicità.

Nei primi anni del XX secolo, invece, Frantisek Kupka e Vasilij Kandinskij si erano lanciati direttamente nel mondo delle forme cosiddette astratte senza passaggi intermedi, diventano in breve i veri pionieri dell’Astrattismo. Ma anche in questo caso le loro opere non erano, né avrebbero potuto essere, completamente scisse dal concetto di forma. Ecco, proprio questo è il punto!

Negli accostamenti tra l’antico e il moderno, ogni volta diversi e intriganti — oggi un palazzo affrescato del Cinquecento, domani un castello medievale del Trecento e poi ancora una villa veneta o un museo nazionale archeologico — vedevo un continuo rincorrersi di forme tra le due polarità protagoniste della nostra avventura, per non parlare delle rispondenze, a volte sorprendentemente perfette, tra i colori.

Dopo accurate ricerche d’archivio, sempre dimostrate da esperienze sul campo, ho finito con l’ammettere che la forma è un logo universale e, in quanto tale, trascende il tempo e lo spazio, qualificandosi con un programma segnico diverso da epoca a epoca. Convinta nel modo più assoluto dell’inattualità dell’astrattismo, mi sono chiesta se fosse giusto continuare a indicare come astratte le opere non figurative.

L’idea di una forma che non è mai la stessa, che obbedisce a dettati diversi da un’epoca all’altra, che si compone ma poi si scompone per ricomporsi ancora in un sequel senza fine... ecco, questo fenomeno mi ha suggerito di concepire una struttura linguistica dinamica che con il prefisso greco meta (movimento trascendente) fosse in grado di comunicare il rispetto per la forma tradizionale, ma anche la necessità di un’apertura concettuale verso orizzonti inediti.

Di questo splendido palazzo del Trecento trevigiano abbiamo avuto modo di apprezzare l’antica storia di architettura romanico-gotica e di essa abbiamo diffusamente parlato nella prima parte del saggio perché il MetaFormismo© esiste in virtù della storia e a essa è strettamente vincolato. È sempre la storia, custodita dal nostro DNA a guidare le nostre azioni e le nostre scelte, ed è giusto che sia la storia il teatro di un’esposizione di opere non figurative.

Dalla storia esse trarranno la luce necessaria per essere meglio comprese e interpretate. Il MetaFormismo© dunque è una pagina nuova nella storia dell’arte: invita a rivedere i parametri critici sinora sostenuti — a torto o a ragione — del concetto di arte, sollecita a

Riportare l’arte negli ambienti dell’arte

e quindi a qualificarla (o riqualificarla) nel suo reale valore, liberandola dall’inutile responsabilità di poter essere tutto o niente a patto che lo sottoscrivano gli emulatori di Marcel Duchamp.

La società odierna vive su criteri esistenziali instabili e privi di riferimenti e l’arte ne è il fatale riflesso, tendendo ad omologarsi a essa. Questa è la ragione per cui occorre una visione artistica nuova, che ridefinisca gli antichi valori (la storia) e al tempo stesso apra nuove prospettive critiche — MetaFormismo© — senza dimenticare tutto il percorso compiuto sin qua.

Nel nostro caso la storia è rappresentata dalla monumentale presenza dell’architettura ospitante, prescelta con grande attenzione in ogni luogo della nostra magnifica e invidiata penisola. Un viaggio appassionante per antiche dimore, appunto, spesso sedi di musei, che non finisce mai di stancare la mente e lo spirito di chi guarda lontano. Ed è sempre ogni volta un confronto rinnovato tra personaggi del passato e personaggi di oggi alla ricerca di se stessi attraverso l’arte.

Il presente, possibilmente anche il futuro, è rappresentato dai quadri e dalle sculture di chi ancora vuole cimentarsi in un’impresa di cui non è chiaro il destino tra l’indifferenza generale. Il MetaFormismo© è appunto questo: la capacità di vedere il passato e il presente allineati sulla stessa lunghezza d’onda in un prodotto espositivo che è decisamente metaformale.

Ma se con il vocabolo MetaFormismo© si vuole indicare una rilettura totale delle arti non figurative mediante la forma, esso ripercorre a ritroso tutte le vie dell’Astrattismo, ma questa è un’altra storia e la racconteremo nel prossimo appuntamento espositivo

CASA dei CARRARESI, TREVISO, dall’5 al 19 luglio 2018

 

Il MetaFormismo© è un’eccellenza culturale italiana                                                                                                                           

Il viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust).

Un nuovo conio (Copyright 2010) e una nuova Storia dell’Arte si preparano a rivoluzionare gli orizzonti critici del futuro.

Con il vocabolo MetaFormismo© infatti si vuole indicare una rilettura totale delle arti non figurative mediante la forma. Come è noto, le arti sono ragruppabili in due grandi categorie: il figurativo, caratterizzato dalla presenza di figure oggettivamente riconoscibili (volti, corpi, paesaggi … altro), peraltro riconducibile al principio di rappresentazione di ciò che si vede – il non figurativo, caratterizzato dall’assenza di figure oggettivamente riconoscibili e dalla presenza di forme libere (segni, colori, materia), nessuna dotata di oggettività e nessuna legata a un dettato accademico.

Due sono i contesti che, a cavallo tra il XIX e XX secolo, spinsero gli artisti ad allontanarsi dalla rappresentazione naturalistica dando a questa operazione il nome di Astrattismo: 1. Contesto bellico (prima guerra mondiale) 2. Contesto religioso (ortodossia della Chiesa Cristiana d’Oriente). Nel primo caso, la devastazione causata dalla guerra ’15 – ’18 fece nascere in tutta Europa nuove fedi nell’arte, non più convergente in un modello di completezza e perfezione. Nel secondo caso, poiché la prima espressione di arte non figurativa si manifesta in Cecoslovacchia con Frantisek Kupka e qualche anno dopo in Russia con Vasilij Kandinskij, è ragionevole sottendere allo sviluppo dell’Astrattismo la componente aniconica delle religioni orientali.

Una individuazione attenta delle forme presenti nelle opere non figurative, e relativa lettura, può portare a delle interpretazioni che sfiorano la verità dell’artista, così come lui stesso ha voluto comunicarcela, aprendo una nuova stagione: quella della comprensione razionale dell’arte non oggettiva che Kandinskij considerava impossibile.

Il nuovo vocabolo Meta Form ismo©non è da confondersi con meta morf ismoche è tutt’altra semantica e storia. La lettura delle espressioni artistiche non figurative non è mai stata facile e tantomeno scontata, dovendosi spesso ricorrere a una propria sensibilità personale per riuscire a percepire gli stimoli emozionali che hanno prodotto quello specifico risultato pittorico o plastico.

Grazie a venti anni di studi, ricerche ed esperienze in campo, condotti dalla studiosa Prof. Giulia Sillato, oggi è possibile ripercorrere il tracciato mentale dell’artista cercando di individuare e interpretare la ricchezza formale con cui di solito si presenta un’opera non figurativa.

La studiosa può dimostrare:

A –l’insostenibilità del concetto di “astratto” nell’arte contemporanea, divenuto ragionevolmente desueto dopo 120 anni di storia e in attesa di essere riformulato con vocabolo più moderno e flessibile.

B –l’insostenibilità del concetto di “informale” nell’arte contemporanea, potendosi sostenere che l’informale non esiste, esistendo, invece, molte forme, anche di solo colore, che attendono di essere appunto decodificate.

La necessità di intervenire linguisticamente sulle arti non figurative dei giorni d’oggi deriva dalla loro complessità genetica. Posto infatti che le arti figurative si collochino sulla linea di continuità storica del mondo classico, peculiare alla cultura artistica italiana, per contro la non figuratività affonda le sue radici nell’Europa dell’Est, come si accennava prima, contaminandosi solo successivamente con i flussi migratori artistici statunitensi.

Le origini europee sono rappresentate, come si è detto, dal pittore ceco Frantisek Kupka (1871 – 1957) e dal pittore russo Vasilij Kandinskij (1866 – 1944). Il primo precede di poco il secondo nella realizzazione di un’opera astratta conAmorfadel 1910, mentre il secondo esordisce nel 1913 con Primo acquerello astratto.

La contaminazione americana è invece riconducibile al reflusso in Europa dei differenti atteggiamenti artistici assunti dai giovani emergenti americani sulla spinta dei linguaggi avanguardistici europei, che vengono esportati negli Stati Uniti e per la prima volta con la Armory Show del 1913. Dall’Espressionismo Astratto – evoluto dall’Espressionismo tedesco – all’Action Painting, al Gestualismo, al Minimalismo, tutti a loro volta confluiti nel vecchio continente, che diventa così una sinergica piazzaforte di nuove e originali commistioni.

Lo schema tracciato riduce la questione delle origini del non figurativo a pochi essenziali passaggi, quando invece il quadro reale è più complesso. Per fare due esempi: 1.La linea astratta si scomporrà, lungo il percorso, in spartiti geometrici il cui indiscusso protagonista sarà l’olandese Piet Mondrian (1872 – 1944) e l’assunzione della geometria a modello artistico genererà la Optical Art (Victor Vasarely, 1906 – 1997) e limitrofi 2.L’impiego di materiale vivo applicato direttamente sul piano pittorico (barattoli, tessuti, carta … altro), oggi estremamente di moda, è sicuramente riconducibile alla non poco rilevante apparizione, nel panorama storico-artistico mondiale, del fenomeno Dada, nato in Svizzera, territorio neutrale della guerra ’15 – ’18, e successivamente acquisito dalla Pop Art americana.

Gli artisti della nostra contemporaneità si sono emancipati tuttavia dal retaggio artistico illustrato, pervenendo a espressioni pittoriche e/o plastiche assolutamente istintuali, anche se inconsciamente aggiornate ai tempi attuali, e in ogni caso non mediate da filtri culturali. Le immagini sgorgano da un subconscio ricco e articolato che si esprime liberamente senza alcun vincolo storico. Da qui la necessità di fornire all’arte contemporanea non figurativa un nuovo indirizzo critico che, compendiando in modo significativo tutte le dinamiche artistiche del Novecento, ne sintetizzi l’importante eredità con un vocabolo unico, onnicomprensivo di tutte le possibili ascendenze alle origini, ma al tempo stesso in grado di avvicinare chi guarda alle differenti espressività tra un artista e l’altro.

Il MetaFormismo© con la sua singolare formulazione vocabolare soddisfa in pieno questa esigenza distaccandosi altresì dall’idea, anch’essa desueta, di gruppo, di movimento, di corrente e suggerendo piuttosto orizzonti critici di più ampio respiro e promuovendo una nuova Storia dell’Arte che riveda costruttivamente quanto è stato fatto e quanto ancora sarà fatto in futuro, perché l’arte che meglio rappresenterà i decenni che verranno è la non figurativa.

L’autore di questo studio omette di proposito di accennare a personaggi come Pablo Picasso (Cubismo) o come Umberto Boccioni (Futurismo) o ancora tutti coloro, di non minore fama storica, che arricchirono il panorama storico-artistico sin qui descritto, perché, pur avendo avuto essi un ruolo non trascurabile nei processi di destrutturazione della forma classica, vi sono tuttavia pervenuti attraverso le vie stesse del figurativo, di cui peraltro hanno continuato a conservare tracce sensibili, restando quindi al margine della specifica linea astratta sulla quale verte la nostra indagine … diversamente, invece, dai caposaldi dell’Astrattismo storico, prima citati, i quali entrarono immediatamente nella dimensione astratta, sbriciolando rapidamente la verità visiva per arrivare a cogliere quella spirituale.

Il Metaformismo@